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Home La rubrica del benessere I disturbi psicosomatici nell'infanzia
I disturbi psicosomatici nell'infanzia PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara   

I disturbi dell'infanziaLe aspettative e i timori a scuola, la nascita di un fratellino, i conflitti con i genitori. Vediamo come nostro figlio manifesta i suoi disagi.

Insonnia, mal di testa, tic: sono alcuni dei sintomi che spesso manifestano i nostri figli quando sono alle prese con il ritorno a scuola e con le prime prove didattiche. E’ normale che in questi casi una mamma si spaventi e ricerchi al più presto la causa del disturbo; spesso però si tratta di problematiche molto sfumate, al confine tra sintomo psicogeno e patologia organica. Una risposta ai dubbi materni è data dal concetto di disturbo psicosomatico, ossia di qualcosa che coinvolge in modo sincronico e parallelo sia la psiche che il corpo del bambino. Ciò rappresenta per alcuni un ulteriore ostacolo, poiché non tutti possiedono gli strumenti per comprendere a pieno e affrontare la cosa né sanno con precisione a chi rivolgersi per ottenere la diagnosi corretta. Su un altro versante rappresenta invece un vantaggio, in quanto la mamma può smettere di preoccuparsi per l’eventuale presenza di serie malattie fisiche e cominciare a focalizzarsi su ciò che davvero è alla base della sofferenza. Il punto fondamentale concerne il non sottovalutare il problema relegandolo nell’angolino delle “paturnie” dove di solito collochiamo tutto ciò che non è prettamente organico o che ci risulta una fissazione immotivata messa in atto da “chi se lo può permettere”.

Analizziamo, ad esempio, il caso di quei bimbi che nell’età scolare bagnano ancora il letto di notte. Ovviamente in primis è necessario consultare il pediatra per verificare un eventuale disturbo nel funzionamento degli sfinteri; esclusa questa possibilità, dobbiamo quindi chiederci se nostro figlio sta vivendo una tensione interna, magari dovuta a un’atmosfera familiare carica di conflitti. Durante il sonno, ovvero quando la coscienza si allenta e il controllo consapevole è assente, il piccolo si lascia andare e si rilassa in un nido caldo e sicuro che lo protegge dalla realtà ricordandogli la piacevole sensazione di essere immerso nel liquido amniotico, dove la paura non ha motivo di essere. La frequenza scolastica pone spesso il bambino in una situazione ancora più tesa, fatta di aspettative, punizioni, giudizi, che suscitano paure che sente di non poter esprimere in famiglia. Un ultimo ma non meno importante fattore è la nascita di un fratellino che induce nel più grandicello il timore che il neonato gli sottragga spazio e attenzioni; con la pipì tenta quindi di “marchiare” il suo territorio per garantirsi uno suo spazio sicuro.

Quando arriva un fratello, il primogenito – già alle prese con le tensioni all’asilo o a scuola a cui si aggiunge il timore di deludere le aspettative genitoriali e la conseguente eccessiva ambizione – può manifestare anche altri sintomi, come ad esempio i disturbi del sonno o l’insorgere di chiazze di alopecia sul cuoio capelluto. Il bambino sente di non essere più al centro dell’attenzione e che la sua importanza all’interno del nucleo familiare diminuisce; è facile che sperimenti sentimenti di rabbia, invidia e gelosia. Il desiderio di “far sparire” l’intruso non può però essere accettato in maniera cosciente e il piccolo deve liberarsi di questi pensieri riprovevoli, allontanandoli ed eradicandoli. Questo meccanismo si manifesta in modo analogico a livello dei capelli che rappresentano appunto i pensieri, in questo caso “sbagliati” e inaccettabili; la caduta dei capelli mima l’eliminazione di questi pensieri, con la comparsa di chiazze senza capelli, che vanno a disegnare sulla cute del bambino tutto il disagio da cui è afflitto.

Inoltre, il tema del giudizio genitoriale è quanto mai preminente durante il periodo scolastico: i bambini sentono che, per essere amati, devono essere bravi e diligenti e arrivano così a trattenere ogni manifestazione emotiva sia positiva che negativa e a non calibrare le proprie reazioni che talora risultano sproporzionate. In questi casi possono comparire dei tic, come espressione dell’aggressività repressa che, non potendo essere rivolta all’esterno, implode e si rivolge contro se stessi; possiamo quindi notare ammiccamenti ritmici e frequenti oppure la manipolazione continua dei capelli.

In tutti questi casi – che possono essere anche molto variegati – non occorre farsi prendere dal timore che sia accaduto un danno irrecuperabile, ma essere più attenti ai momenti e alle situazioni che maggiormente scatenano i disturbi. Soprattutto è necessario rivolgersi a un esperto per imparare noi stessi ad affrontare i disagi di nostro figlio, per poi aiutarlo a vivere più serenamente ciò che accade dentro e fuori di lui.

 
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