La Scienza muore quando nega l'esistenza dell'inspiegabile.

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Quando il cuore si ferma all'improvviso... PDF Stampa E-mail

3 giugno 2016, ore 16.30 circa, Centro Commerciale Fiordaliso di Rozzano (MI). Un agente di Polizia Privata sta eseguendo un ritiro valori ma improvvisamente si accascia a terra privo di coscienza.

Una commessa si precipita alla Reception per far chiamare i soccorsi ed un eventuale medico all’interno della struttura. Il caso volle che proprio alla Reception si trovasse in fila un medico Anestesista-Rianimatore, il quale prontamente si porta a soccorrere la vittima che risultò essere in arresto cardiaco. Viene praticata la rianimazione cardiopolmonare di base (BLS) e viene richiesto il Defibrillatore Automatico Esterno (DAE) in dotazione al Centro Commerciale.

Intanto i soccorsi arrivano sul posto dopo 20 minuti circa dalla chiamata.

La vittima, trasportata al vicino Istituto Clinico Humanitas, viene trattata per un Infarto Cardiaco Esteso ma riesce a salvarsi e ritorna a casa dopo circa 15 giorni. A settembre 2016 ha ripreso il lavoro.

 

17 dicembre 2016, ore 10.00 circa, Centro Commerciale Galleria Borromeo Promenade di Peschiera Borromeo (MI), un uomo 46enne è stato colto da un malore mentre si trovava all’interno del  centro commerciale. Soccorso e salvato da alcuni cittadini. Alcune persone che lo hanno visto stare male lo hanno soccorso effettuando il massaggio cardiaco e utilizzando il defibrillatore. All'arrivo del 118 l'uomo era già in migliori condizioni ed è stato trasportato presso l'ospedale cardiologico del Monzino per gli opportuni accertamenti.

 

Ecco due esempi (entrambi pubblicati sul quotidiano IL GIORNO) in cui la rianimazione cardiopolmonare (RCP) ha avuto successo. Ma ciò è dovuto a due motivi importanti: 1-la tempestività di intervento da parte di qualcuno che sapeva fare una rianimazione cardiopolmonare; 2-la disponibilità di un defibrillatore (DAE) e la capacità/abilitazione ad usarlo.

 

In entrambi i casi i soccorsi, sebbene tempestivamente allertati, sono riusciti ad arrivare sul posto in 15-20 minuti. Ancora troppo tempo per salvare una persona. Per ogni minuto che passa, la vittima perde circa il 10% di possibilità di ripristinare una circolazione efficace e quindi di salvarsi. Se ne deduce che in 10 minuti si azzerano tali possibilità.

In entrambi i casi portati ad esempio, senza il tempestivo intervento di chi si trovava sul posto, l’esito sarebbe stato quasi certamente negativo.

 

Questi episodi sono purtroppo frequenti. I motivi? Molti. Vediamone alcuni.

L’età media si è allungata. Qualche decennio fa a 50 anni si era nonni. Oggi a 50 anni siamo dei ragazzi senior che fanno sport anche con una certa frequenza. Per cui, trattandosi comunque di “cuori” di 50 anni, qualche volta succede l’imprevisto. Un’ indagine di AREU 118 Lombardia presso centro sportivi regionali (periodo 2011-2014) ha evidenziato che su 147 episodi si arresto cardiaco, nell’ 84.4% dei casi le vittime erano persone che stavano praticando sport mentre solo il 15.6% erano spettatori, la maggior parte erano maschi e l’età media 52 anni.

La nostra società sta invecchiando, per cui sono sempre di più gli anziani e quindi le persone affette da patologie cardiovascolari (perché oggi si curano più che in passato e quindi arrivano anche ad età molto avanzate). Si può facilmente intuire come queste persone siano a rischio di evento cardiaco improvviso e spesso, anche a casa, avere accanto una persona in grado di praticare una RCP può fare la differenza.

 

Vediamo alcuni numeri.

La letteratura scientifica ci dice che il 5-10% di ACC si verificano in persone che non soffrono di patologie cardiovascolari.

Soltanto il 3-7% circa delle vittime di arresto cardiaco extra-ospedaliero riescono ad arrivare in ospedale ancora vivi senza una rianimazione effettuata precocemente. La RCP effettuata sul posto anche da laici (non medici, né infermieri) aumenta questa percentuale fino al 40%.

In Europa circa 700.000 persone/anno sono vittime di arresto cardiocircolatorio (ACC), in Italia 60.000/anno. L’ ACC è la prima causa di morte nei soggetti over 35 anni.

L’ACC nei minori ha un’incidenza 6.9-18/100.000 bambini (oltre il 50% dei casi ha meno di 18 mesi di età). Nell’ 1.3% dei casi si tratta di ACC dopo inalazione di corpo estraneo; per cui si intuisce l’importanza di praticare tempestivamente le manovre di disostruzione delle vie aeree, fortunatamente risolutive nella maggior parte dei casi.

 

Per concludere, l’ACC fuori dall’ospedale non è per nulla un evento raro. Anche il comune cittadino, purchè adeguatamente addestrato, può risolvere la situazione in una percentuale considerevole dei casi.

Per cui, quando il cuore si ferma all’improvviso…

 

…facciamo qualcosa per farlo ripartire.

 

 

 
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