Dedico la mia vita allo studio per migliorare la sicurezza di tutti, per capire, in sintonia con la natura, quali sono i limiti dell'uomo. Per conoscerli e superarli.

Patrick De Gayardo

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Home Il mondo della naturopatia Le terapie vibrazionali e la floriterapia
Le terapie vibrazionali e la floriterapia PDF Stampa E-mail
Scritto da Danka   

La malattia è una specie di disarmonia, che insorge quando una parte del tutto non vibra più all'unisono con le altre parti” (Dott. Edward Bach)

Nell'ambito delle medicine “naturali”, si sente spesso parlare di Medicine Vibrazionali.
Il temine sta ad indicare una categoria di “terapie naturali” che agisce secondo un concetto particolare, il principio della vibrazione. Questo tipo di concetto non è stato di facile attecchimento nella mentalità comune, in quanto le terapie naturali olistiche non hanno alle spalle il supporto di una chiara spiegazione scientifica che descriva in modo preciso le modalità di azione sull'organismo umano, ne studi empirici che ne dimostrino “scientificamente” l'efficacia.

Purtroppo l'insieme di questi fattori ha fatto si che la medicina “tradizionale” non prendesse in considerazione le grandi potenzialità delle medicine “alternative”; in occidente in modo particolare la cultura medica ha come concetto base quello del “principio attivo” che viene considerato l'elemento cardine affinché una terapia venga ritenuta valida. Questo concetto non si limita alle patologie di tipo organico, ma viene esteso anche a quelle psicologiche, purtroppo, inoltre, questo concetto non si limita alla classe medica, ma è entrato a far parte della cultura di gran parte della popolazione. Da qui le difficoltà che le medicine olistiche trovano nel riscuotere consensi. Le medicine naturali infatti cercano una spiegazione di tipo olistico che consideri l'individuo nella sua globalità, come un insieme di numerosi fattori, fisico, psicologico ed energetico, il cui equilibrio è l'elemento fondamentale per ottenere una condizione di benessere.

La medicina vibrazionale vede la materia come una manifestazione energetica, in cui gli esseri umani sono intesi come una manifestazione di campi energetici che si relazionano anche con i sistemi fisici e cellulari. Questi campi energetici formano una rete organizzata che si alimenta di energie sottili che collegano il corpo con la forza vitale. La struttura e l'equilibrio delle energie sottili coordina il funzionamento di tutte le strutture dell'individuo determinando la condizione di salute o di malattia. Questi sistemi energetici sono influenzati dalle emozioni e dall'equilibrio spirituale esattamente come dai fattori fisici ed ambientali.
Da qui il concetto che il trattamento delle malattie non può basarsi esclusivamente su un approccio che preveda interventi fisici di tipo riparatorio, bensì su un vero e proprio intervento di riprogrammazione dei campi energetici che governano la manifestazione della disfunzione. La dimensione spirituale e la coscienza stessa sono la base energetica che anima tutta la struttura fisica. La medicina vibrazionale usa forme di energia “specializzate” per influenzare il sistema fisico sbilanciato a causa della malattia. Grazie a questo sinergismo, l'essere vivente viene considerato molto più della semplice somma delle sue parti, le forze vitale e spirituale riequilibrate permettono l'innescarsi di una serie di processi riparativi che agiscono di conseguenza anche sul piano fisico.

Il concetto di vibrazione parte da un principio che fu postulato per primo da Albert Einstein, secondo cui tutto è materia, e tutto ha una propria vibrazione che lo contraddistingue e lo caratterizza. Si deduce che un sasso ha una sua vibrazione, così come un uomo o una pianta. Il punto focale delle medicine vibrazionali sta nel concetto di interazione tra diverse vibrazioni che entrano in contatto, avendo un certo effetto sull'organismo.

Per spiegare meglio il concetto, osserviamo il funzionamento del Diapason.
Il diapason è costituito da una forcella di acciaio con un manico, anche questo di acciaio che viene saldato alla base. Il manico permette di tenere lo strumento senza ostacolare l'oscillazione della forcella, che di conseguenza trasmette le vibrazioni ad un altro corpo allo scopo di potenziare l'intensità del suono emesso, viene spesso messo a contatto con la cassa di risonanza in legno di uno strumento come un violino o una chitarra. La frequenza alla quale il diapason oscilla dipende sia dalle proprietà elastiche del materiale di cui è fatto, sia dalla lunghezza della forcella, sia dalla distanza tra i suoi rami.

In musica il diapason viene utilizzato per accordare gli strumenti. In medicina viene utilizzato per trasmettere le vibrazioni per via ossea ed effettuare in questo modo vari test acustici, come la prova di Rinne, la prova di Weber, la prova di Bonnier ed altri ancora.
Toccando la forcella, questa oscilla ed emette un suono ad una determinata frequenza. Se il suono viene trasmesso ad un altro diapason immobile, questo si muove e lo ritrasmette a sua volta. Questo avviene solo se la frequenza è la stessa, secondo il principio della risonanza. Infatti se una sorgente sonora è investita da un'onda di frequenza diversa rimane immobile, mentre se le due frequenze che entrano in contatto differiscono di poco l'una dall'altra si crea un'oscillazione che si amplia velocemente rinforzando il suono. Il nostro corpo reagisce allo stesso modo, come dimostrato dall'equazione di Einstein E=mc2.

Floriterapia

Secondo quanto detto riguardo ai concetti di frequenza, risonanza e vibrazione, ora si possono comprendere i principi sui quali si fonda la floriterapia.

Il sistema delle essenze floreali si basa sull'azione dell'energia sottile, entrando in contatto con essa, agendo direttamente sul sistema energetico dell'essere umano. Lo scopo della terapia è di stimolare la capacità che ognuno porta dentro di se di riorganizzare il proprio livello energetico facendolo tendere verso l'equilibrio. Le essenze vengono create scegliendo piante caratterizzate da un'oscillazione elevata, la cui energia viene liberata e conseguentemente legata al veicolo materiale scelto. In questo modo i fiori forniscono impulsi molto sottili, non materiali, restituendo informazioni ad una frequenza specifica molto elevata che stimola le forze risanatrici non avendo alcun tipo di effetto collaterale, né creando interazioni con alcun genere di altra terapia, rendendo questo sistema terapeutico assolutamente non nocivo.

Uno dei grandi capostipiti dell'utilizzo delle essenze floreali fu il medico gallese Edward Bach, che dopo aver studiato per anni si dedicò alla produzione di alcuni rimedi floreali tra i più conosciuti, i “fiori di Bach”; egli scrisse riguardo alla malattia:

La malattia non è né una crudeltà in sé, né una punizione, ma solo ed esclusivamente un correttivo, uno strumento di cui la nostra anima si serve per indicarci i nostri errori, per evitarcene di più gravi, per impedirci di suscitare maggiori ombre e per ricondurci sulla via della verità e della luce, dalle quale non avremmo mai dovuto allontanarci”.

E ancora:

Se teniamo bene presente il fatto che in realtà la vera causa della malattia risiede nella nostra personalità e quindi è sotto il nostro controllo, possiamo vivere senza paura né angoscia, consapevoli di avere noi stessi i mezzi per guarire. La guarigione deve provenire dall'interno grazie al riconoscimento e alla correzione dei nostri errori e a l'armonizzazione del nostro essere.

Le essenze non guariscono per il fatto di agire direttamente sulla malattia, ma perché inondano il nostro organismo con le vibrazioni del nostro IO Superiore, di fronte al quale la malattia si dissolve. Non esiste vera guarigione senza cambiamento nel modo di vivere, senza la pace nell'anima, senza la gioia interiore.

Il metodo con cui si estraggono le essenze dai fiori è piuttosto semplice. Ci si avvale di due tecniche principali, quella del sole, e quella della bollitura.

Il metodo del sole:
É un metodo molto semplice. É necessario lavorare in una giornata calda e soleggiata e nel periodo di fioritura della pianta interessata. I fiori devono essere raccolti senza essere toccati con le mani e non devono essere bagnati dalla rugiada. Tagliando i fiori devono essere fatti cadere in un recipiente in vetro riempito a metà con acqua pura. Devono essere lasciati quindi macerare per 5/6 ore al sole, il quale trasferisce la vibrazione del fiore all'acqua. Terminato questo periodo si filtra l'acqua colorata con un filtro di carta e si allunga con parte uguale di Brandy come conservante. Questo composto si chiama tintura madre di fiori.

Il metodo della bollitura:
Con questo metodo molto più veloce, i fiori vengono raccolti con la stessa metodologia già descritta, poi si mettono in una pentola di metallo porcellanato e Si fanno bollire per circa trenta minuti, la tintura così ottenuta viene fatta raffreddare e si aggiunge brandy nello stesso quantitativo.

 
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